1000 giorni di Gaza e 999 del Libano

Il 4 luglio tutti abbiamo ricordato i 1000 giorni di genocidio a Gaza, ma non possiamo non ricordare che ne sono trascorsi 999 per il Libano, dal quale Hezbollah fin dal giorno dopo il 7 ottobre ha cominciato a lanciare missili verso il Nord di Israele per restituire alla popolazione israeliana dei villaggi confinanti la stessa condizione che il suo Governo stava infliggendo ai Gazawi.

In questi 999 giorni abbiamo assistito alla ripetizione sul territorio libanese di strategie, massacri e distruzione pari a quanto Israele aveva già fatto a Gaza, nuovi orrori, stessi target, stessa impunità, fino all’occupazione sperando che a questi strateghi che spargono il sangue degli altri non riesca il colpo finale, quello di spingere i libanesi a una guerra fratricida.

Gridano vendetta i 4.300 morti dal 2 marzo 2026 ad oggi e i 12.199 feriti. Ogni libanese o profugo palestinese o siriano ha un parente, amico o conoscente perduto in questi mesi, e non certo perché erano Hezbollah. Per cosa ci si chiede? Per accettare l’occupazione e la continuazione delle uccisioni mirate come permette – di fatto – l’articolo 3 dell’accordo farsa siglato a Washington tra Libano e USA che prevede che l’esercito libanese prenda il controllo della sicurezza delle aree dopo che siano state “ripulite” dalle forze e dalle infrastrutture dei gruppi armati non statali, condizione a cui si subordina anche l’inizio della ricostruzione internazionale e il ritorno degli sfollati? O per l’impegno del Governo libanese contenuto nell’articolo 13, di rinunciare ad azioni di denuncia di violazioni israeliane nel Paese anche se documentate da organismi riconosciuti, UNIFIL, Amnesty e altre ONG?.  

Un accordo che sa di tradimento della popolazione e di sottomissione agli USA, sottolineato dai festeggiamenti tenuti anche a Beirut, il 4 luglio, per i 250 anni della Dichiarazione di indipendenza americana.

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