LIBANO. Un pensiero per e da Burj al Shemali.
(Olga Ambrosanio, da una chiacchierata con Abo Wassim) –
Quando arrivammo nel 2008 c’erano ancora i segni della distruzione dell’invasione israeliana del 2006. Man mano tutto andava migliorando, e Tiro lentamente rinasceva, forte dei suoi resti archeologici, il bel mare, il piccolo suk. Il turismo stava tornando, le associazioni straniere, con progetti ludico-educativi cercavano di far dimenticare quella guerra finita con il dietro-front dell’esercito israeliano, arresosi agli Hezbollah.
Oggi la pellicola si riavvolge su quella stessa gente solo un po’ piu grande, su quei giovani, allora bambini, sulle ferite ancora aperte di chi aveva perduto i propri cari.
Contano i mesi giù a Burj al Shemali, ma sanno che un altro seguirà a questo, con una guerra che non rispetta nessun essere umano, colpisce ambulanze e uomini della Protezione Civile, senza misericordia né per bambini, né per donne, né per anziani, né per i luoghi di culto.
In un messaggio per i nostri Soci e amici il direttore del Centro Assumoud di Burj al Shemali, Abo Wassim, dice cose ovvie, di cui noi siamo piu che consapevoli, ma che, dette da loro, da quell’inferno, ci arrivano ancora più gravi e piu pesanti.
“Questa guerra mette in luce le vere intenzioni che per anni Israele ha camuffato, è occupazione nella sua essenza, anche qui, anche in Libano. Le porte sono state chiuse in faccia sia agli sfollati che ai residenti, costretti a rimanere nelle loro case nonostante la mancanza di sicurezza, in mezzo all’aumento vertiginoso dei prezzi dei prodotti alimentari e alla perdita del lavoro a causa degli attacchi aerei e dei droni. I risparmi di queste povere famiglie sono evaporati e il sostentamento quotidiano è diventato impossibile. L’aggressore ignora le leggi internazionali, anzi le calpesta deliberatamente, agendo come se fosse al di sopra di ogni responsabilità e sistema. Trae questa audacia dalla nuda e cruda copertura americana, che non rispetta né le norme internazionali né il diritto umano, al punto da arrivare a colpire le Forze di Pace internazionali. Eppure, se un simile atto fosse stato commesso —anche inavvertitamente— da qualsiasi altra parte, avresti trovato ogni organo di stampa, analista e agenzia di stampa trasformarsi in una piattaforma per la difesa, la condanna e la denuncia di quell’atto. Ma se l’aggressore è Israele, egli è al di sopra della legge e al di là della giustizia; tutto è lecito, come se gli fosse concessa l’impunità per fare ciò che vuole”.
Oggi a Burj al Shemali, nonostante il campo sia stato compreso esplicitamente tra le aree da evacuare, molte famiglie sono rimaste e tante altre sono arrivate dai villaggi al confine completamente rasi al suolo. La realtà è che non c’è posto per tutti altrove, anche perché non si sa dove sia l’altrove, giacché Israele bombarda non solo le zone sciite, ma anche località abitate da cristiani.



