I coloni sono “civili” per la giustizia italiana nel processo contro Hanan Yaeesh?
L’udienza del 19 dicembre, raccontata nei dettagli da Riccardo Rosa su IL MANIFESTO del 20 dicembre si è chiusa con la richiesta del PM di 12, 9 e 7 anni per i tre imputati accusati di terrorismo internazionale per aver programmato azioni della cui attuazione non è emerso alcun riscontro.
L’arresto, le accuse, la detenzione (Yaeesh è stato trasferito al carcere di Melfi meno raggiungibile da attivisti, sostenitori e dagli stessi avvocati), il processo, tutto lascia trasparire che si è di fronte ad un processo alla resistenza palestinese rappresentata da uno dei tre imputati, Anan Yaeesh, militante politico e membro della Brigata di Tulkarem in Cisgiordania. Giova leggere la dichiarazione spontanea ex art 421cpp resa da Yaeesh in Tribunale pubblicata su questo sito il 1 marzo 2025 per capire quanto la causa Palestinese sia trattata con una ingiustizia inaccettabile sul piano dei diritti.
Hanan Yaeesh, non ha mai rinnegato la sua appartenenza alla Brigata Tulkarem, ma per Ali Irar e Monsour Doghmosh non c’è alcuna prova di una loro partecipazione all’organizzazione e l’accusa si fonda solo sui rapporti che intrattenevano con Yaeesh.
L’accusa per Yaeesh è quella di aver commesso un’azione armata contro un presidio nell’insediamento di Avney Hefetz e il processo si è basato sull’appurare se la postazione era occupata da militari o da coloni. Nel primo caso l’azione è legittima secondo le convenzioni internazionali che così recitano:” le azioni armate contro militari di una potenza occupante si configurano come atto di resistenza legittima“, mentre nel secondo caso si trasforma in azione terroristica.
Il PARADOSSO evidenziato dall’arringa dell’avvocato dei tre palestinesi: “sarà un giudice della Corte d’Assise di L’Aquila, con una sentenza che verrà emessa il 16 gennaio, a stabilire se sia legittima o meno la resistenza armata a un paese occupante e se si possano considerare civili dei coloni che prendono possesso di territori altrui, difendendoli attraverso presidi militari ed effettuando offensive armate.



