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Estratto dal “Guardian” del 1 maggio 2020.

Incalzano le proteste in Libano.  “Quando le persone non possono nutrirsi il resto passa in secondo ordine”, è questa la differenza tra le rivolte dello scorso ottobre e quelle odierne.
Paese con la doppia moneta, la lira libanese ancorata al dollaro fino allo scorso anno al cambio di  1500 LBP per  1 USD,  in questi giorni è stata fissata dal governo a 3500 LBP,  una mossa che formalizza almeno un aumento del prezzo del 50% per quasi tutti i beni e servizi! I libanesi non possono permetterselo e tanto meno i palestinesi! Si stima che il  75% dei libanesi si trovi in necessità di aiuto, anche alimentare, mentre per i palestinesi si arriva al 90%.
Le pietre sono ormai l’ultima arma di protesta rimasta – dice un dimostrante  intervistato - proprio come per i palestinesi!  

https://www.theguardian.com/world/2020/may/01/care-about-masks-anger-poverty-grip-lebanese-city-tripoli-coronavirus?CMP=share_btn_link 

Proteste in Libano. Crisi finanziaria  -  04 Dicembre 2019

Al di la di quanto possiamo attingere dai mezzi di informazione, ovviamente siamo in contatto con i nostri partners nei campi e con amici in Libano per  monitorare le ripercussioni sulla vita quotidiana delle proteste tuttora in atto dal 17 ottobre. Proteste che chiedono la fine della corruzione, del carovita, degli sprechi, della mancanza di servizi essenziali e del confessionalismo che paralizza l’economia e il sistema politico. Nessuno riesce ad immaginare come si evolverà politicamente la situazione, ma di certo è molto pericolosa dati gli equilibri su cui si regge il Paese. Al seguente link la mail che ci è arrivata dal Direttore generale di Assumoud  https://ulaia.org/new/pdf/kassem situatio On Nov 27.pdf   che pone l’accento sull’aumento dei generi alimentari del 30%, sulla svalutazione della lira libanese rispetto al dollaro (oggi 2300 LL per 1 dollaro), sul tetto imposto dalle banche per il ritiro di contante, e via dicendo. Le ultime notizie danno ormai la paralisi totale degli scambi che porta a scaffali vuoti anche nei negozi di alimentari. La situazione per le famiglie di rifugiati palestinesi e siriani è devastante.

Per aggiornamenti http://nena-news.it/category/paesi/vicino-oriente/libano/  

 

Crisi finanziaria 

La crisi finanziaria in cui si trova il Libano dalla fine di dicembre 2019 ha inasprito le proteste già in atto da ottobre. 
  
Finora la banca centrale del Libano era riuscita a tenere in piedi il sistema attirando nel Paese i risparmi dei libanesi all’estero ai quali si offrivano titoli di Stato con un interesse molto redditizio (fino al 20%). Tale politica ha portato il governo a spendere oggi quasi la metà delle entrate per pagare gli interessi. Il debito pubblico è schizzato alle stelle e ha allarmato i risparmiatori che non hanno più investito in patria determinando la illiquidità delle banche e il crollo del sistema.

Le banche non riescono a fornire più tutta la valuta pregiata richiesta ed erogano solo lire libanesi entro un tetto prestabilito, ma poiché le transazioni commerciali devono essere pagate in dollari (beni primari come la benzina, i farmaci, il grano) è sorto un mercato nero in cui il dollaro, mentre scriviamo, viene scambiato a 2200 Lire Libanesi. 

Inoltre le banche, anche per le rimesse dall'estero in dollari, erogano le lire libanesi al cambio di 1 $ a 1507 LL ( valore di ancoraggio al dollaro fissato da oltre 20 anni). Questo significa una svalutazione di oltre il 30% che investe tutti gli strati della popolazione e ancora di più i palestinesi che, si sa, sopravvivono anche grazie alle rimesse di parenti dall'estero.   
 
Inoltre:      

-          I salari sono stati ridotti e i posti di lavoro ridimensionati (ci consta direttamente che alcuni lavoratori stiano percependo il 70% del salario abituale per le   stesse ore lavorative prestate, e che altri invece subiscano una diminuzione dei giorni lavorativi richiesti con conseguente riduzione del salario;

-          I lavoratori giornalieri in agricoltura, edilizia, ecc. (la maggior parte palestinesi) vengono richiesti molto di meno a causa delle manifestazioni ancora in   atto che bloccano i collegamenti; 

-          Il tetto vigente al ritiro del contante in banca vanifica l’invio di aiuti dall’estero già minati dalla svalutazione e rende difficile il pagamento degli stipendi del   personale e l’approvvigionamento dei beni e dei servizi (Assumoud impiega oltre 100 lavoratori palestinesi)

Emergenza Famiglie Palestinesi

In dicembre 2019 abbiamo diffuso la richiesta di sostegno pervenuta da Assumoud che in questo scenario si è trovata a fronteggiare le necessità primarie delle famiglie palestinesi. Le donazioni pervenute ci hanno consentito, ad oggi, di inviare già € 1.800 con bonifico del 27 dicembre, e 1.340 euro in contanti, grazie ad una missione, in partenza il 2 di gennaio 2020, del COI, il Centro Odontotecnico Italiano che da anni conduce il progetto dei laboratori dentistici di Assumoud, 

Un ulteriore bonifico sarà effettuato a conclusione della raccolta, ma dal Direttore generale di Assumoud ci è già giunto un ringraziamento per tutti Voi che avete donato, al quale ci associamo per la fiducia dimostrata a noi che abbiamo fatto da tramite.  

 

 

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